Nuove tecnologie e informazione territoriale: approcci innovativi per una pianificazione del territorio climate proof Denis Maragno

Ateneo
Università Iuav di Venezia

Fino a pochi anni fa, la principale, se non sola, forma di risposta ai cambiamenti climatici (CC) è stata quella della riduzione delle emissioni di gas serra, promossa soprattutto dalle ambiziose politiche dell’Unione Europea  (Biesbroek et al., 2010). Tuttavia, oggigiorno è ampiamente riconosciuto ed accettato che il processo del CC, con i loro relativi impatti, siano inevitabili, anche procedendo immediatamente ad una riduzione massiccia delle emissioni globali (IPCC, 2007).

Il dibattito sul cambiamento climatico, supportato dalle evidenze empiriche portate dalla Stern Review (Carraro, 2009), seguito dalle relazioni periodiche del IPCC (2007, 2013), dal rapporto dell’Unione Europea  sull’innalzamento della temperatura e dalla relazione dell’EEA (2012) “Urban adaptation to climate change in Europe”, ha acquisito sempre maggiore importanza nella pianificazione locale. L’imprevedibilità degli eventi e la variabilità delle esternalità sembrano richiedere un approccio dinamico che la pianificazione tradizionale appare non in grado di gestire (Indovina, 2009).

Il CC osservato da un punto di vista territoriale, nella sua ciclicità, esso è causato dalle attività umane su scala internazionale ma resituisce anomalie atmosferiche a scala locale. La sfida al CC è quindi caratterizzata da due dialettiche sommariamente opposte, da una parte l’obiettivo è ridurre l’alterazione climatica indotta dall’uomo (mitigazione), dall’altra diviene importante modificare, adattare le città e i processi con i quali sono governate, al clima che cambia (adattamento).

La principale differenza dei due paradigmi viene da subito determinata dal salto di scala: la scala internazionale è e sarà arena delle politiche di mitigazione (espresse in obiettivi) e la scala locale diviene il luogo in cui si giocheranno le sfide all’adattamento, dove sarà importante imparare a rispondere alle vulnerabilità locali (fisiche, sociali ed economiche) indotte dal CC.

L’adattamento del territorio consolidato è un meccanismo complesso che si basa principalmente sulle specificità geomorfologiche di ogni città (se non di ogni quartiere) e sulla comunità locale che lo vive, considerando anche le economie, le infrastrutture e i flussi che lo caratterizzano. L’adattamento al CC è pertanto prima di tutto un concetto spaziale, territoriale, che non può non entrare prepotentemente come nuovo paradigma nella rielaborazione delle teorie e degli strumenti del piano e del progetto urbano. Considerare il CC nelle attività di Governo del Territorio locale, favorendo approcci e soluzioni ecologiche, impone l’integrazione e l’implementazione di quadri conoscitivi condivisi, con l’obiettivo di promuovere e supportare processi decisionali integrati, capaci di fronteggiare le nuove emergenze, favoriti anche da un monitoraggio in “real time”. Le strategie di adattamento devono essere modulate cercando non solo di garantire la funzionalità dei sistemi, ma anche col fine di sfruttare le opportunità che dal cambiamento possono emergere (intese come opportunità di progetto, espresse in riqualificazioni, riorganizzazione degli spazi e delle funzioni, implementazione dei servizi ecosistemici urbani etc).

Infine, la dicotomia urbana tra spazi pubblici e privati delle città e la necessità di adattare invece spazi urbani continui, obbliga al difficile compito di ripartire e strutturare gli interventi di adattamento attraverso i diversi strumenti urbanistici a disposizione (es: modificando il regolamento edilizio per il tessuto privato e il piano di manutenzione stradale per il pubblico se si vuole ad esempio ridurre l’impermeabilità di una zona scelta). In questo modo, sul medio lungo periodo (15-20 anni) le normali attività del governo del territorio implementano le misure e le politiche di adattamento previste.

La complessità del processo destinato al disegno delle soluzioni e alla scelta dello strumento urbanistico o di progetto, veicola sempre più le attività del governo del territorio verso una integrazione con le scienze informatiche e tecnologiche.

La metodologia sviluppata durante la ricerca per favorire l’adattamento delle città al clima che cambia, incoraggiando soluzioni ecologiche, è articolata in 4 processi. Ogni step, qui riassunto brevemente, è stato composto con l’intento di guidare le città all’articolazione di un processo di adattamento, considerando gli strumenti ICT alleati nella produzione, gestione, condivisione dell’informazione spaziale e della conoscenza territoriale. Gli strumenti ICT, all’interno dei processi, sono suggeriti (e descritti) come opzioni, al fine di garantire al maggior numero di territori possibili di precedere con le considerazione di adattamento, riducendo il rischio di una standardizzazione di processo.

I quattro processi sono:

1 identificazione delle aree soggette a vulnerabilità climatica e alla priorità di intervento. Il percorso al suo interno è articolato a favore dell’arricchimento dei quadri conoscitivi integrati e alla classificazione del territorio mediante indicatori di vulnerabilità;

2 favorire le opportunità di progetto. In questa fase viene affrontato l’importanza del geodesign e della conoscenza territoriale al fine di produrre mappe e schemi comunicativi e organizzare dataset geografici capaci di supportare le fasi di monitoraggio;

3 ancoraggio delle misure scelte con gli strumenti urbanistici. In questo step sono valutate e descritte le tecniche di classificazione urbana capaci di raggruppare le porzioni di territorio in zone climatiche locali (Stewars, Oke, 2009 ) al fine di facilitare l’importante fase della scelta degli strumenti urbanistici per l’implementazione dell’azione;

4 monitoraggio. Fase conclusiva del percorso, all’interno del processo avviato diviene nodo cardine, pensato per divenire (prevedendo l’accrescimento degli strumenti ICT sul territorio) uno “occhio” continuo sulla città. In questo modo il monitoraggio oltre a verificare l’efficienza delle misure di adattamento che nel lungo periodo si implementano sul territorio, si integra a supporto delle altre considerazioni urbane (ad esempio dalla precisione delle informazioni ricavabili con la tecnica di remote sensing prevista è possibile avviare facilmente un controllo automatico sugli eventuali abusi edilizi degli edifici).

Il processo disegnato, articolato al fine di guidare un territorio all’adattamento ha beneficiato dell’esperienza fornita dalla partecipazione in tre progetti europei durante questi tre anni. Gli approcci alle quattro fasi sono state sperimentate nei territorio di Padova, Venezia e New York City.

Il lavoro, giunto ad una fase consolidata, avrà la possibilità di essere rivisto e  arricchito nel corso del prossimo Life “Master Adapt” (2016-2019).

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